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Le Sale

La visita a Palazzo rivela splendidi scorci ed innumerevoli suggestioni.

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Dal cortile, ove troneggia in una nicchia la statua di Nettuno attribuita a Lorenzo Redi, il monumentale scalone conduce al mezzanino, delicatamente affrescato alla fine del Settecento da Paolo Vincenzo Bonomini, ed al piano nobile, dove in una teoria di sale sfilano ben quattro secoli di pittura lombarda e non solo, degnamente rappresentata da capolavori di artisti quali Giovan Battista Moroni, Bernardino Luini, Gian Giacomo Barbelli, Giuseppe Roncelli, Cesare Tallone.

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I nomi delle Sale prendono in gran parte spunto dai soggetti degli affreschi seicenteschi dei soffitti: l’Età dell’Oro, la Caduta dei Giganti, Ercole sul Cocchio…Gli antichi miti tanto cari ai pittori del Seicento lasciano il posto, nella grande sala da pranzo – dall’Ottocento anche sala da ballo – alle gesta degli eroi della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Un insieme luminoso e scevro da pesantezza, grazie alle levità dei delicati stucchi veneziani alle pareti introdotti nel XIX secolo per adattare gli ambienti alla moda del tempo. Nelle sale ottocentesche affreschi dai colori delicati riproducono sapienti stucchi con la tecnica del trompe l’oeil, mentre colori sgargianti e soggetti fantasiosi ricostruiscono un mondo classico o l’illusione di un paesaggio esotico, come nella Sala Turca ed in quella Cinese.

All’esterno, la balconata che scorre lungo il lato verso corte conduce all’inatteso, panoramico giardino: un polmone verde nel cuore della Città Alta, costituito da una serie di terrazzamenti ai piedi del Colle di Sant’Eufemia, e comprensivo di una antica torre medievale appartenente alla struttura della Rocca Civica.